Questa zona di
transizione è la chemoclina, il confine dove l’ossigeno proveniente dall’alto svanisce e dove
l’idrogeno solforato che risale dal fondo comincia a essere presente. È un ambiente stabile, con
pochissima luce, nessun ossigeno e abbondanza di composti dello zolfo: le condizioni perfette
per una comunità microbica antichissima.
Scendendo oltre la chemoclina, la luce svanisce del tutto e il lago entra nel suo strato più
stabile e antico: il monimolimnio
Qui l’acqua è densa, salina e completamente priva di ossigeno. Nulla si mescola con ciò che sta
sopra, e ogni cambiamento avviene in modo estremamente lento. In questa oscurità assoluta
sopravvivono organismi che non hanno bisogno di ossigeno. Tra i protagonisti ci sono i batteri
solfato-riduttori, capaci di utilizzare il solfato per ottenere energia e rilasciare acido
solfidrico. È da questo acido solfidrico che prendono nutrimento i batteri della chemoclina,
chiudendo uno dei cicli biochimici più antichi del pianeta: il ciclo dello zolfo. Il monimolimnio è
quindi un ambiente dominato da processi anaerobi, gli stessi che caratterizzavano gli oceani
primordiali molto prima che l’atmosfera terrestre diventasse ricca di ossigeno. Qui la vita segue
regole diverse, più lente, più antiche. È un archivio biologico che conserva tracce di modi di
vivere risalenti a miliardi di anni fa, ancora oggi perfettamente funzionanti in questo equilibrio
isolato.
È un mondo silenzioso, chiuso, sospeso nel buio: la testimonianza vivente di come poteva apparire
la Terra prima che la fotosintesi cambiasse per sempre la storia del pianeta.



































